21/10/2026 20:30

22/10/2026 17:00

23/10/2026 20:30

24/10/2026 19:00

25/10/2026 18:00

27/10/2026 20:30

28/10/2026 17:00

29/10/2026 17:00

30/10/2026 20:30

31/10/2026 19:00

01/11/2026 18:00

L’ULTIMO NASTRO DI KRAPP di Samuel Beckett, traduzione Carlo Fruttero
PRESS CONFERENCE di Harold Pinter, traduzione Alessandra Serra
regia Roberto Andò
con Renato Carpentieri
il bambino è Agostino Cossia
le voci della stampa sono di Valentina Acca, Annalisa D’Amato, Patrizia Lopez, Andrea Renzi, Lorenzo Vacalebre
scene e luci Gianni Carluccio
costumi Daniela Cernigliaro
suono Hubert Westkemper
aiuto regia Luca Bargagna
direttore di scena Teresa Cibelli
assistente ai costumi Pina Sorrentino
assistente al suono Italo Buonsenso
assistente alle scene tirocinante “Accademia di Belle Arti di Napoli” Serena Zhang
datore luci Francesco Adinolfi
video Pietro Di Francesco
macchinisti Enzo Palmieri, Daniele Di Fronzo
sarta Nunzia Russo
segretario di produzione Antonio Turco
trucco Vincenzo Cucchiara
foto di scena Lia Pasqualino

L’ultimo nastro di Krapp è rappresentato in accordo con Arcadia & Ricono Ltd
per gentile concessione di Curtis Brown Group Ltd

produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival

Roberto Andò accosta L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett a Press conference di Harold Pinter in un dittico che indaga il rapporto fra parola, memoria e potere, affidandoli all’interpretazione di Renato Carpentieri.
Ne L’ultimo nastro di Krapp, il cuore della scena è un “dialogo impossibile”: un uomo ascolta la propria voce registrata trent’anni prima e si confronta con il fantasma di sé stesso. La parola diventa archivio, traccia, residuo e la memoria un campo di battaglia. Un Krapp “archivista del nulla”, sospeso tra ironia e struggimento, tra lucidità e disfatta.
In ideale e inquietante contrappunto, Press conference sposta il conflitto dalla sfera privata a quella pubblica. Il portavoce governativo risponde ai giornalisti con frasi melliflue e feroci, evidenziando, attraverso l’ironia tagliente di Pinter, la manipolazione del linguaggio politico e il potere come dispositivo di controllo.
Se in Beckett la voce registrata scava nell’identità fino a rivelarne il vuoto, in Pinter la voce ufficiale costruisce un vuoto di senso per esercitare dominio. Due solitudini diverse, quella dell’uomo davanti al proprio tempo perduto e quella dell’uomo di potere davanti alla verità, compongono così un unico discorso teatrale sulla responsabilità della parola.

75911

Rassegna stampa