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IL REPARTO N. 6
dal racconto di Anton Čechov
adattamento e regia Lev Dodin
con Tommaso Ragno, Marco Baliani
Alessandra Asuni, Gabriele Benedetti, Giuseppe Brunetti, Salvatore Caruso, Giuseppe Cerrone, Sergio Del Prete, Mario De Masi, Luca Iervolino, Totò Onnis
scene e costumi Alexander Borovsky
disegno luci Damir Ismagilov

produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Teatro Nazionale di Genova, Teatro della Toscana Fondazione

Pubblicato nel 1892, Reparto n. 6 suscitò una forte reazione tra i lettori e fu molto apprezzato da figure importanti come Lev Tolstoj e il pittore Il’ja Repin, che ne lodarono la profondità e la forza nel rappresentare la condizione umana. Nonostante racconti in modo realistico la vita in un ospedale psichiatrico di provincia, il testo colpì profondamente il pubblico europeo. È significativo che Čechov lo scrisse proprio mentre la medicina russa, soprattutto la psichiatria, stava vivendo un periodo di progresso e riforme. Tuttavia, l’autore percepiva che nella società e nella medicina esistevano ancora problemi profondi. Per questo il racconto continua a essere attuale, perché riflette in modo spietato ma umano la condizione dell’uomo. Rileggendo oggi il brillante racconto di Čechov Reparto n. 6, racconta il regista russo Lev Dodin, ti viene voglia di stringerti la testa e urlare: «Tutto il nostro mondo oggi è il Reparto n. 6. Un reparto per coloro la cui anima è malata. Ti guardi intorno e non riesci a capire se il mondo è avvolto da un’esplosione di follia o se tu stesso stai vivendo in un terribile delirio. Ogni confine tra normale e anormale è stato cancellato. Cercando di sfuggire alla sofferenza, facciamo soffrire gli altri. Cercando di evitare il dolore, infliggiamo dolore agli altri. Cercando di evitare il dolore, infliggiamo dolore agli altri. Ti nascondi dietro l’armatura dell’indifferenza, ma un bel giorno terribile questa armatura ti verrà strappata via e urlerai di dolore, ma non ci sarà nessuno a difenderti, e la tua anima indurita, apparentemente protetta, si fonderà con l’anima sofferente/malata del mondo. Allora la triste fine si trasformerà in un esito felice, la morte sarà percepita come una pace. Il brillante dialogo di Čechov tra il medico e il suo paziente tormentato si sviluppa in una conversazione tra Platone e Socrate dei nostri giorni, precipitati nelle profondità più oscure del mondo. Čechov, grande poeta e vero medico, esclama: Abbi pietà! Abbi pietà! Salva gli altri e salva te stesso!».

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