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PROCESSO ALL’ESISTENZA
Melodramma moderno di un poeta fallito
un progetto di Emanuele D’Errico e Federica Carruba Toscano
regia, drammaturgia e interpretazione Emanuele D’Errico
musiche originali e drammaturgia sonora Gianluigi Montagnaro
scenografia Rosita Vallefuoco
disegno luci Fabrizio Cicero
costume Giuseppe Avallone
aiuto regia Federica Carruba Toscano

produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale
in collaborazione con Putéca Cèlidonia
con il supporto di Residenza Arte Transitiva / officine Caos | “Il filo immaginario”
di Gommalaccateatro | Teatro del Lemming/Centro di Residenza del Veneto “Vene.Re” nell’ambito del Progetto Cura 2026, con il sostegno di Progetto OIKOS – Residenza per Artisti

Spettacolo finalista del Premio Scenario 2025
Vincitore del Bando Cura 2026

«Il progetto nasce dall’incontro con la Poetry Slam, competizione in cui i poeti si sfidano recitando le loro poesie, giudicati con dei numeri da un pubblico. Il desiderio di essere visto e la paura di essere giudicato sono due forze opposte che vibrano in , racconta Emanuele D’Errico, e mi fanno tremare come un bambino che sale sulla sedia durante il pranzo di Natale per dire la poesia che ha imparato. Eccitazione e terrore».
L’essere umano, per sua natura, è sempre sotto giudizio? Come influisce il giudizio sulla sua esistenza? Da queste domande è partita l’indagine che ha coinvolto, oltre che la compagnia, anche una comunità di persone che, spontaneamente, hanno contribuito e stanno contribuendo a nutrire l’immaginario che compone la drammaturgia. All’interno di un linguaggio postdrammatico, l’apparente “Io” del performer in realtà è un mosaico composto da una moltitudine di storie legate da un unico tema: l’Universale Giudizio.
Nella ricostruzione dell’eterno tribunale interiore, il pubblico è parte integrante, mentre il performer è imputato e giudice, accusa e difesa. Il processo attraversa temi esistenziali quali: la famiglia, la religione, l’amore fino ad arrivare all’unico verdetto possibile, ovvero la morte. l’unico verdetto possibile, ovvero la morte.

Note di regia

Da che ho memoria, ho sentito solo parole d’accusa e risposto con accuse. Ho supplicato per un’assoluzione o uno sconto di pena, gridato cercando un colpevole. In un solo momento l’udienza è stata sospesa: quando ho scoperto la poesia. Le parole non uscivano più da me per accusare, rivendicare, difendere, ma per contemplare. Eppure, il paradosso della mia esistenza, questa ineluttabile spinta a salire sul banco degli imputati, mi ha portato a processare anche la poesia, la libertà che avevo trovato.
Lo spettacolo attraversa le tappe di un’intera vita — famiglia, religione, amore, morte — ponendo alla sbarra le crepe di un’esistenza utilizzando il linguaggio della spoken music,
un dialogo tra poesia performativa e musica elettronica, realizzata ad hoc da Gianluigi Montagnaro. In questo tribunale interiore, che mette sotto accusa il fallimento di
un’esistenza, il pubblico è parte integrante, mentre l’”Io” dell’attore si fa mosaico di storie, facendosi accusa, difesa, imputato e giudice di se stesso.
Il progetto nasce dall’incontro che ho avuto con la Poetry Slam, competizione in cui i poeti si sfidano recitando le loro poesie, giudicati con dei numeri da un pubblico.
Il brivido che si prova è quello del bambino che sale sulla sedia durante il pranzo di Natale per dire la poesia che ha imparato. Il desiderio di essere visto e la paura di
essere giudicato sono due forze opposte che vibrano in lui e lo fanno tremare. Trema di eccitazione e terrore.
Emanuele D’Errico

Nota di Federica Carruba Toscano

La prima volta che ho assistito ad una gara di Poetry Slam è stata la stessa sera in cui ho visto per la prima volta Emanuele performare una sua poesia. Ho intercettato subito qualcosa di
sorprendentemente nuovo nel suo personalissimo modo di liberare le parole, ribattezzandole con sensi inaspettati, in un ritmo che le rende evocative e carnali nello stesso tempo. Ho letto poi tutta la sua produzione poetica e qualcosa di profondamente esistenziale sembrava affiorare da tutti quei versi. Per scoprire cosa fosse abbiamo scelto di imboccare un sentiero artistico non battuto, su cui si incontrano, si scontrano e si fondono, diverse forme espressive: drammaturgia, musica, performance, per approdare infine tutte insieme alla Poesia. Questa ricerca, condivisa con me e Gianluigi Montagnaro, è stata una scoperta e un’evoluzione continua sia del linguaggio che dell’atto scenico che vede la sua massima espressione nel dialogo costante con tutti i reparti: costumi, luci e scene, a cura di Giuseppe Avallone, Fabrizio Cicero e Rosita Vallefuoco.
Federica Carruba Toscano

Il rapporto con la musica

Il verso della poesia scorre, si spezza, dissimula il significato, ribalta il senso per dare spazio alla visione. L’ambizione di questo progetto è far incontrare il teatro contemporaneo con il melodramma e la Poetry Slam. Le parole compongono immagini che esplodono nella loro composizione metrica. Ed ecco che il rapporto con la musica elettronica di Gianluigi Montagnaro diventa fondante in quello che ci piace definire l’esperimento di un “melodramma moderno”.

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Rassegna stampa