In apertura del TXT Festival Pier Lorenzo Pisano dialoga con Martin Crimp, uno dei più importanti autori teatrali viventi. È ospite di TXT Festival perché il suo lavoro
incarna in modo radicale l’idea di testo come struttura portante. Le sue parole suggeriscono alla scena senza prescrivere, ma, nonostante ciò, ogni scelta compiuta sulla pagina è così forte da propagarsi in modo inconfondibile nella realtà. Crimp, come i suoi testi, è multiforme: teatro, drammi per musica, poesia, ha frequentato la scrittura in tutte le sue forme.
In occasione del dialogo Valentina Acca, Andrea Renzi, Francesca Cercola e Antonio Elia leggono in anteprima estratti del suo nuovo testo teatrale, Uomini addormentati, di Martin Crimp, pubblicato da Editoria & Spettacolo nella nuova collana “TXT”.
MARTIN CRIMP
Martin Crimp è nato nel Regno Unito nel 1956 e ha iniziato a scrivere per il teatro negli anni Ottanta. La sua opera teatrale innovativa, Attempts on her Life (1997), che descrive in diciassette scenari le diverse vite dell’assente personaggio centrale Anne, ha consolidato la sua reputazione internazionale ed è stata tradotta in oltre trenta lingue.
Tra le sue altre opere teatrali figurano: Not one of these people (2022), When we have sufficiently tortured each other (2019), Men Asleep (2018), The Rest Will be Familiar To You From Cinema (2013, premiata da Theater heute come miglior opera straniera dell’anno), In the Republic of Happiness (2012), Play House (2012), The City (2008), Fewer Emergencies (2005, vincitrice del Premio Ubu in Italia), Cruel and Tender (2004, scritta per il regista Luc Bondy), Face to the Wall (2002), The Country (2000), Attempts on her Life (1997), The Treatment (1993, vincitrice del John Whiting Award), Getting Attention (1992), No One Sees the Video (1991), Play with Repeats (1989), Dealing with Clair (1988) e Definitely the Bahamas (1987).
Ha lavorato con alcuni dei più importanti registi teatrali europei, tra cui Thomas Ostermeier per The City, il compianto Luc Bondy per The Country e Cruel and Tender, Katie Mitchell per numerose opere, tra cui Men Asleep e The rest will be familiar from cinema —, entrambe per il Deutsches Schauspielhaus di Amburgo, nonché Marcial di Fonzo Bo per In the Republic of Happiness (Théâtre de Chaillot, 2014) e Daniel Jeanneteau, la cui produzione in lingua francese di The rest will be familiar… è stata presentata nel 2019 dal Festival d’Avignon.
Il suo lavoro è caratterizzato da una ricerca incessante di nuove forme, che lo ha portato a confrontarsi con numerosi testi classici, sia come traduttore (ha tradotto, tra gli altri, Genet, Marivaux, Koltès e Ionesco), sia attraverso radicali riscritture di opere di Molière e Rostand. La sua reinterpretazione di Cyrano de Bergerac (2022) è stata rappresentata con grande successo di critica a Londra e a New York (BAM) e, nella traduzione tedesca, sul palcoscenico principale del Burgtheater di Vienna, mentre la sua più recente versione de Il misantropo, scritta per una protagonista femminile, è stata prodotta dal National Theatre di Londra per il 2027.
Nel Regno Unito le sue opere sono state prodotte dalla Royal Shakespeare Company, dal National Theatre, dall’Almeida, dallo Young Vic, dal Barbican, dal Théâtre de Complicité, dall’Orange Tree e dal Royal Court, dove è stato scrittore residente nel 1997. Al di fuori del Regno Unito, tra i produttori figurano il Piccolo Teatro di Milano, la Sala Beckett di Barcellona, il Vienna Festival, il Théâtre des Bouffes du Nord, il Théâtre de la Ville, la Schaubühne di Berlino, il Deutsches Schauspielhaus di Amburgo, la Sydney Theatre Company, il Festival d’Aix-en-Provence e il Festival d’Automne di Parigi.
La sua conoscenza della musica e il desiderio di integrarla nel dramma lo hanno portato a creare quattro opere drammatiche liriche musicate dal compositore George Benjamin: Into the little hill (2006), Written on skin (2012), Lessons in love and violence (2018) e Picture a day like this (2023). Tra le altre collaborazioni musicali figurano il ciclo di canzoni Zauberland (2018) con Bernard Foccroulle, scritto in dialogo con la Dichterliebe di Schubert e Heine (Bouffes du Nord, 2019), e i testi, tratti dalle sue opere teatrali, per l’EP di Roald van Oosten del 2012, 100% Happy. Nel 2027 sarà presentata a Montréal, Lussemburgo e Parigi la sua nuova collaborazione con van Oosten, The Animal Room.
Nel 2022 Martin è salito per la prima volta sul palcoscenico per interpretare il suo one-man show Not one of these people, un testo scritto durante la pandemia di Covid. Diretto dal regista quebecchese Christian Lapointe, questo lavoro, che esplora i limiti dell’immaginazione di uno scrittore teatrale, è stato presentato a Québec City, Montréal, Londra e Berlino, dove Martin è stato invitato nell’ambito del Festival of International New Drama (FIND) della Schaubühne del 2024.
Il lavoro di Martin è oggetto di libri di Aleks Sierz (Regno Unito), Vicky Angelaki (Regno Unito, Svezia) e Clara Escoda (Spagna).
Nel 2020 gli è stato conferito il Nyssen-Bansemer Theatre Prize.
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