02/10/2026 21:30

MEDEAMATERIAL 
di Heiner Müller
traduzione Saverio Vertone
ideazione progetto Ave Medea Diade
regia Federica Amatuccio
con Eugenia Galli, Emiliano Albor Boscato
musiche e progetto sonoro Andrea Gianessi
scena, luci e costumi Federica Amatuccio
ricerca drammaturgica Ave Medea Federica Amatuccio, Andrea Gianessi, Eugenia Galli, Emiliano Albor Boscato
tutoring Lucia Amara
foto Luca del Pia

progetto finalista Biennale College Registi Under 35, La Biennale Teatro di Venezia, 2024

con il sostegno di Teatro di Dioniso, Centro di Residenza dell’Emilia-Romagna “L’arboreto – Teatro Dimora | La Corte Ospitale”, Ateliersi – Artists in ResidenSì, DAS – Dispositivo arti Sperimentali

Presentato per gentile concessione dell’Agenzia Danesi Tolnay

La diade rappresenta la molteplicità e l’indeterminatezza. É diversità e caos, da cui derivano le differenze e il divenire nel mondo sensibile. È l’accordo di due suoni, il principio che genera la varietà delle cose. Diade è composta dalla regista e scenografa Federica Amatuccio e dal compositore e sound designer Andrea Gianessi: concentra la sua ricerca sull’interazione tra teatro, danza, azione fisica, spazio, musica e suono. Sperimenta nel teatro le relazioni possibili tra l’individuo e l’altro da sé, il confronto con la comunità, la natura, il potere, le istituzioni, la massa, lo spazio-tempo.
Dal 2024 ha avviato un progetto di ricerca, Ave Medea, su MEDEAMATERIAL di Heiner Müller. Èuna preghiera generativa, collettiva e poetica, un dispositivo scenico che dissolve i confini tra teatro, musica, poesia e installazione performativa. È un paesaggio.
Una selva di sessanta aste microfoniche nere compone un’installazione scultorea mutante: puntelli contro le rovine di una landa desolata. Il cadavere è nella stanza e le parole di Medea guidano il nostro sguardo, uno sguardo pornografico, da peep-show, quello con cui osserviamo assuefatti e imperturbabili le rovine del mondo che ci circonda. Medea ci mostra la periferia della narrazione e la costruzione di un grande paesaggio poetico: il suo dramma, l’atto tragico, archetipo della condizione umana.

DIADE

La diade rappresenta la molteplicità e l’indeterminatezza. É il principio di diversità e caos, da cui derivano le differenze e il divenire nel mondo sensibile. La diade è l’accordo di due suoni, il principio che genera la varietà e la complessità delle cose.
Diade è composta dalla regista e scenografa Federica Amatuccio e dal compositore e sound designer Andrea Gianessi. Concentra la sua ricerca sulla stretta interazione tra teatro, danza, azione fisica, spazio, musica e suono. Sperimenta nel teatro le relazioni possibili tra l’individuo e l’altro da sé, il confronto perpetuo con la comunità, la natura, il potere, le istituzioni, la massa, lo spazio-tempo. Conduce una continua ricerca nel reale, ne esplora i dispositivi e le inevitabili contraddizioni.

MEDEAMATERIAL

Diade ha avviato dal 2024 un progetto di ricerca intitolato Ave Medea lavorando sul testo MEDEAMATERIAL di Heiner Müller.
Ave Medea è una preghiera generativa, collettiva e poetica. È un dispositivo scenico che dissolve i confini tra teatro, musica, poesia e installazione performativa. È un paesaggio.
La scena è uno spazio spoglio, brutale e solenne. È la camera del segreto, la stanza della tragedia. Una selva di sessanta aste microfoniche nere compone un volume architettonico, un’installazione scultorea mutante. Linee spezzate, vuoti, tensione verso l’alto, come a cercare la luce o l’aria. Profondità, riflessi, durezza. Puntelli contro le rovine di una landa desolata. Sono aste senza microfono: una funzione interrotta, surreale, una possibilità in attesa. Uno spazio pieno che suggerisce un silenzio, un vuoto, in qualche modo un luogo sacrale, un teatro misterico. In una luce livida, orizzontale e diffusa, si scorgono due figure. Sullo sfondo, uno spiraglio di luce ci fa intuire l’esterno, ciò che è al di là. Siamo sulla soglia.
Lo spettacolo si apre con uno squarcio. Il cadavere è nella stanza. Il pubblico non può ignorarlo. Le parole di Medea guidano il nostro sguardo, uno sguardo pornografico, da peep-show, quello con cui osserviamo assuefatti e imperturbabili le rovine del mondo che ci circonda. La desolazione interiore e la devastazione che Medea ci mostra non può che condurci verso la periferia della narrazione e la costruzione di un grande paesaggio poetico il cui sfondo è Medea stessa: il suo dramma, l’atto tragico, è archetipo della condizione umana.

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