03/10/2026 20:00

LE JARDIN
scrittura e regia Thomas Dubot
scrittura e interpretazione Marie Alié, Sami Dubot, Antoine Herbulot, Nicolas Payet e Léa Romagny Vallentin
creazione luci e direzione tecnica generale Nicolas Marty
creazione musicale Sami Dubot
creazione sonora e regia audio Florent Arsac
creazione costumi Rita Belova
assistente alla regia Justine Duvinage
marionette e carcassa Alexandre Vignaud
costruzioni varie Nicolas Marty e Florent Arsac
oordinamento di produzione Edgar Martin | collettivo Greta Koetz
distribuzione/promozione Aurélie Curti | Contre-Productifs
produzione collectif Greta Koetz|produzione e distribuzione durante la creazione collectif Greta Koetz et Prémisses – Office de production artistique et solidaire pour la jeune création|coproduzione Théâtre des Tanneurs, Mars – Mons arts de la scène, Les Halles de Schaerbeek, La Coop asbl

Con il sostegno di Shelterprod, Taxshelter.be, ING e del Tax Shelter del governo federale belga
Con l’aiuto del Servizio Teatro della Federazione Vallonia-Bruxelles
Si ringraziano Florence Dubois, la compagnia Point Zéro, Natacha Belova, la Ferme des Courtoisies, Joseph Baudart, Emmanuelle Chardonnet. Grazie ai nostri amici e amiche, compagni/e, genitori e nonni, che si sono presi cura dei nostri figli durante la creazione di questo spettacolo

Il collettivo Greta Koetz è il vincitore belga 2020 del primo programma europeo promosso da Prémisses – Ufficio di produzione artistica e solidale per la giovane creazione

Spettacolo in francese con sopratitoli in italiano

Su un piccolo pezzo di terra, una banda di stravaganti individui vede la propria esistenza sconvolta: una di loro, Marie, si crede la Vergine. Farsa o tragedia? Il Collettivo Greta Koetz ci trascina in una favola tragicomica.
Mentre Fritz, Antoine e Nicolas cercano di prendersi cura di Marie, che evidentemente non sta affatto bene, i giorni scorrono e si accavallano nella piccola comunità. A volte preoccupati, a volte estasiati, i loro gesti e le loro parole diventano le parabole di un insolito vangelo.
In questa favola incontrerete una Vergine Maria alle prese con una malinconia senza fondo, uno scrittore che non scrive o quasi, un bambino che combina guai, persone smarrite in cerca di un senso per la propria esistenza, ma anche storie di debiti, riscatti, Airbnb, canti sacri, canti osceni, carcasse, illusioni che crollano e germogli di incanto.
Più di cinque anni dopo la sua nascita, il Collettivo Greta Koetz torna con  Le jardin: attraverso la parodia, l’ironia e uno stupore infantile, i Greta Koetz costruiscono racconti che sembrano miti ricomposti, storie profane, eccentriche e irriverenti, che — chissà — custodiscono forse ancora al loro interno una minima traccia di sacralità.

Sinossi

Su un pezzo di terreno, una banda di strampalati vede la propria esistenza sconvolta da una strana notizia: una di loro, Marie, è convinta di essere la Vergine. Farsa o tragedia? Il Collectif Greta Koetz ci conduce in una favola tragicomica dai toni rabelaisiani, grotteschi e imperfetti.
Mentre Fritz, Antoine e Nicolas cercano come possono di prendersi cura di Marie, che evidentemente non sta affatto bene, i giorni scorrono e si accavallano per la piccola comunità. A volte inquieti, a volte estasiati, i loro gesti e le loro parole diventano le parabole di un insolito vangelo. In questa favola incontrerete una Vergine Maria alle prese con una malinconia senza fondo, uno scrittore che non scrive o quasi, un ragazzino che combina guai, persone smarrite in cerca di un senso per la propria esistenza, ma anche storie di debiti, riscatti, Airbnb, canti sacri, canzoni licenziose, carcasse, illusioni che crollano e germogli di incanto.
Più di cinque anni dopo la sua nascita, il Collectif Greta Koetz torna con Le Jardin, il suo secondo spettacolo, che attinge tanto alla pittura fiamminga quanto a Patrick Dewaere, tanto ai miti della cristianità quanto al cinema italiano degli anni Settanta, tanto a Così parlò Zarathustra di Nietzsche quanto a Brian di Nazareth dei Monty Python. A colpi di parodia, ironia e meraviglia infantile, i Greta Koetz costruiscono racconti che somigliano a miti ricomposti, storie profane, eccentriche e irriverenti, che, chissà, forse custodiscono ancora nel loro cuore una minuscola traccia di sacralità.

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