Arrevuoto, il progetto di teatro e pedagogia che opera tra le periferie e il centro di Napoli, curato da Maurizio Braucci, compie vent’anni. Nato dall’incredibile sinergia tra artisti teatranti intellettuali di calibro nazionale, gruppi informali e scuole di vari territori del centro e della periferia di Napoli, mette in relazione giovani, adolescenti, adulti di quartieri e provenienza diversa, ai fini di una contaminazione volta alla costruzione di uno spettacolo esplosivo,”arrevutante”, senza peli sulla lingua, che parli alla città con energia e spontaneità critica. Dal 2012, Arrevuoto è diventato associazione di promozione sociale. “Only connect” è il loro slogan. Arrevuoto, nasce come risposta culturale e artistica alla guerra di camorra esplosa in alcune zone della città di Napoli, in particolare a Scampia, nella periferia nord.
Nota di Maurizio Braucci
“Cosa accadrebbe se?” Questo è il genere di spettacolo musicale che proponiamo al pubblico per questo ventesimo anniversario di Arrevuoto. Cosa accadrebbe se, mentre il mondo è afflitto da guerre e ingiustizie, centinaia di navicelle spaziali accerchiassero il pianeta? Il loro arrivo è avvolto dal mistero e gli alieni inviano sulla Terra un messaggero singolare che non chiede di parlare con i leader dei Paesi più potenti, ma si rivolge invece a un umile barista affetto da una grave forma di acne.
Rovesciando le prevedibili prospettive, ne nasce un confronto dell’umanità non solo con esseri appartenenti a un’evoluta civiltà stellare, ma innanzitutto con se stessa. Mentre la paura è il sentimento che prevale in tutte le nazioni e le crisi e le guerre vengono vissute con la stessa partecipazione che caratterizza un evento agonistico, il contatto con degli extraterrestri invita gli abitanti del pianeta Terra a riflettere sul peso che ha la loro esistenza nell’universo infinito.
Sospesi tra le stelle è uno spettacolo recitato e cantato dagli attori e dalle attrici di Arrevuoto: uno sguardo, da parte degli adolescenti, sul presente e sullo stato mentale ed emotivo degli adulti, immaginando un viaggio nello spazio e nel tempo che risuona nel viaggio teatrale e pedagogico del progetto Arrevuoto durante questi vent’anni. E la parola “sospesi” nel titolo offre un duplice significato: quello di trovarci sospesi nell’esistente ma strettamente connessi gli uni alle altre, e allo stesso tempo è una metafora deliziosa che ci riporta all’origine della vita e al ruolo che oggi hanno i più giovani, chiamati a educare i più grandi al rispetto della Natura e di se stessi.
Non so se Arrevuoto sia un progetto di pedagogia e teatro per adolescenti, un metodo per recuperare chi fa teatro a un agire realmente collettivo, oppure una festa in cui si gioca al teatro parlando della vita. Non so se i nostri spettacoli debbano essere visti con una sorta di benevolenza, in quanto condotti da adolescenti di buona volontà e scarsa esperienza artistica; non so se invece siano un modo per fare arte diversamente e, per questo, non paragonabili a quanto viene offerto normalmente al pubblico; non so se Arrevuoto aiuti i ragazzi e le ragazze di talento a individuare il loro percorso e gli altri e le altre a essere cittadini e cittadine avveduti nei loro contesti. Non so nemmeno se Arrevuoto serva ai più grandi per imparare a fare gruppo, in modo da mostrare ai più piccoli come potrebbe funzionare una città fatta di pari diritti e pari doveri; tantomeno so se mettere in scena, ogni volta, tematiche che ci riguardano serva da reale antidoto a non viverle passivamente e, allo stesso tempo, ignoro se, guardando ai venti e più spettacoli realizzati finora, se ne possa ricavare una mappa delle urgenze che, man mano, hanno caratterizzato la nostra città e il mondo intorno a essa in questi anni.
Ma una cosa la so: che Arrevuoto è nato da un’emergenza cittadina, per affrontare la quale il Teatro di Napoli si è chiesto cosa si potesse fare e, via via, è diventato un corpo di continuità creativa, stabile e con un metodo collaudato, affinato attraverso ricerche ed errori, per mettersi al servizio delle generazioni più giovani, socialmente trasversali, per insegnare e imparare con loro come cercare di essere migliori.
Io so, e questo potrà sembrare strano, che da questo punto di vista noi siamo istituzione: un’istituzione nata dall’anarchia del teatro e dalla poesia dell’adolescenza, e che poter festeggiare vent’anni di esistenza, in una città che tralascia e dimentica, è un risultato non da poco, per il quale dobbiamo ringraziare tante cose e tante persone, ma soprattutto la possibilità di mettersi continuamente in gioco.












































