Il laboratorio I Sud prosegue il suo percorso attraverso la rivisitazione della tragedia greca, arricchita da intrusioni contemporanee.
Le questioni che Le Supplici di Eschilo pongono, risultano estremamente coinvolgenti per un gruppo di donne in maggioranza migranti: il diritto d’asilo, l’accoglienza del richiedente come elemento fondativo della civiltà, il turbamento che la presenza dell’“ospite” genera nella città alla quale chiede protezione. E, prima ancora, la fuga attraverso il mare, il rifiuto del matrimonio imposto, l’abominio del matrimonio tra parenti e consanguinei.
Temi che si intrecciano con le testimonianze reali dei viaggi di oggi. Le memorie difensive dei processi celebrati ai nostri giorni nei confronti di migranti provenienti da diversi paesi – spesso giovanissimi e reclusi per aver avuto nel mare l’unica via di fuga rispetto alla detenzione nelle carceri libiche – contribuiscono ad ancorare all’attualità un testo scritto 2500 anni fa.
I Sud: Ozebwa è una produzione del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale in collaborazione con l’Associazione IF-ImparareFare ETS, Progetto “Criscito” cofinanziato da Fondazione EOS e Impresa Sociale Con i Bambini – Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.
Grazie alla vocazione culturale e politica del Teatro Nazionale di Napoli e al lavoro quotidiano di contrasto all’esclusione precoce e alle fragilità sociali svolto da IF-ImparareFare nella sua sede del Borgo di Sant’Antonio Abate – Piazza Sant’Anna a Capuana 10 – si realizza la magia dell’elaborazione delle esperienze di vita attraverso l’arte.
Lo spettacolo affronta una delle questioni più profonde e attuali della società contemporanea: il diritto d’asilo e il significato dell’accoglienza. Attraverso parole, testimonianze e immagini, I Sud: Ozebwa, mette in scena il viaggio di donne costrette a lasciare la propria terra, attraversando guerre, violenze e frontiere nella ricerca di una possibilità di vita dignitosa.
Il lavoro teatrale prende ispirazione dalle tragedie classiche, in particolare dalle Supplici di Eschilo, e intreccia il mito antico con le storie del presente, trasformando il palcoscenico in uno spazio di riflessione civile e umana. La narrazione restituisce voce ai migranti subsahariani nei centri di accoglienza e nei campi profughi, negli accampamenti informali degli uliveti di Sfax in Tunisia, raccontando il dramma dell’esilio ma anche la forza della memoria e della solidarietà.
La drammaturgia è stata elaborata collettivamente dal gruppo del laboratorio teatrale, insieme a Sabrina Efionayi e nasce dall’intreccio di tre piani narrativi che dialogano costantemente tra loro. Lo spettacolo, diretto da Alessandra Cutolo, con le coreografie di Moussan Yvonne N’dah, accompagna il pubblico in un percorso teatrale intenso e partecipato, dove il teatro diventa strumento di inclusione, consapevolezza e costruzione di comunità.
L’evento rappresenta il risultato di un percorso collettivo che mette al centro il protagonismo delle persone e il valore della cultura come occasione concreta di incontro e trasformazione sociale. Teatro, laboratori artistici, attività educative e sociali diventano così strumenti capaci di costruire relazioni, rafforzare il senso di appartenenza e dare voce ai territori.
Con I Sud: Ozebwa, il palcoscenico si trasforma in uno spazio aperto alla cittadinanza, dove arte e impegno sociale si incontrano per interrogare il presente e immaginare nuove forme di convivenza e solidarietà.
Nota di Sabrina Efionayi
Lo spettacolo nasce da una libera ispirazione a Le Supplici di Eschilo, ma non si ferma al mito, bensì lo attraversa riportandolo al presente. Nella tragedia antica, un gruppo di donne fugge per sottrarsi a un destino imposto e chiede protezione in una terra straniera. Qui, quella richiesta torna a farsi voce viva, incarnata nei corpi e nelle parole di chi oggi attraversa il Mediterraneo. I monologhi costruiscono un coro contemporaneo con storie di fuga e sopravvivenza.
Donne che lasciano senza salutare, che partono senza lingua e senza valigia, portando con sé solo frammenti. Donne che rifiutano matrimoni forzati e violenze normalizzate. Donne che attraversano il mare, sospese tra la possibilità di una nuova vita e il rischio di scomparire per sempre. Attorno, uno sguardo che giudica e respinge. E una domanda che resta aperta: chi ha il diritto di restare? Chi decide se una vita può essere accolta? Lo spettacolo mette in tensione il gesto antico della supplica con le politiche e le paure contemporanee che descrivono l’attualità del nostro paese. Interroga il pubblico senza offrire risposte semplici: cosa significa proteggere? Qual è il prezzo dell’indifferenza?
Ozebwa – Liberamente Ispirato alle Supplici di Eschilio restituisce dignità alle storie. Perché queste non sono eccezioni: sono parte di una storia comune, che riguarda tutti. E alla fine, ciò che resta è una scelta: restare a guardare, o riconoscersi nell’altro.
Sabrina Efionayi



























