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IL PITTORE DELL’ULTIMO GIORNO
di Fabrizio Sinisi
liberamente ispirato a Prologo celeste di Vincenzo Trione
regia Federico Tiezzi
con Luigi Lo Cascio

produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale

È durante la sua prima volta a New York, nel 1988, che il critico d’arte Vincenzo Trione incontra al Moma l’opera di Anselm Kiefer. Alcuni decenni più tardi, dopo molti articoli e interviste, ritorna a quell’artista diventato “come un’ossessione, un’idea fissa”. Trent’anni dopo, decide di attraversare l’opera di Kiefer da un’angolazione diversa, sul campo, immergendosi per settimane nel leggendario atelier di Barjac. Lo scopo, dice, è quello di “risalire alla genesi dell’atto creativo di uno dei più grandi artisti del nostro tempo. Un vagare senza meta, disorientato, dentro la mente e dentro i gesti di un artefice che sa farsi Prometeo e insieme Efesto e Sisifo”.
A partire da questo saggio, Fabrizio Sinisi e Federico Tiezzi immaginano una parabola che si fa dialogo spericolato, sogno faustiano, simposio filosofico. Una discesa chatwiniana nel pensiero-mondo di un artista-titano, ultimo erede della grande tradizione tragica e mitopoietica dell’Europa moderna. Come alla ricerca di un conradiano cuore di tenebra, il Critico insegue la domanda che si nasconde all’interno di ogni grande opera: qual è il ruolo dell’arte per l’uomo d’oggi? Raccontare il passato o sognare il futuro? Descrivere il crepuscolo dei miti, o crearne di nuovi?
L’atelier del pittore diventa il teatro di un’immersione fisica e mentale, un luogo misterico e rischioso, dove i confini del tempo e dello spazio si fanno incerti, e l’arte si manifesta come accumulo di rovine, rivelazione, profezia.

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