Il pozzo dei pazzi (1974) è il testo più noto e paradigmatico di Franco Scaldati (1943-2013), poeta e drammaturgo palermitano considerato il massimo cantore della città di Palermo, della quale ha saputo cogliere le luci e le ombre.
In uno scenario di miseria, i protagonisti Aspano e Benedetto, due barboni legati da un rapporto di profonda amicizia e reciproca dipendenza, lottano per la sopravvivenza. La loro esistenza è una sfida quotidiana contro la fame, vissuta in un’atmosfera sospesa tra il realismo della strada e una dimensione poetica e surreale.
La vicenda si dipana intorno a una gallina che i due barboni hanno rubato a un povero disgraziato, il quale si suicida per il dolore. Aspano e Benedetto si contendono l’animale in un susseguirsi di azioni e stati d’animo che oscillano tra violenza, pietà e astuzia, e che ingenerano un meccanismo tanto comico quanto poetico. Intorno a loro interagisco altri personaggi stralunati, icone del teatro scaldatiano, che vive tra neorealismo e dimensione onirica.
Il regista Franco Maresco torna al teatro di Franco Scaldati – con il quale aveva collaborato sia in teatro che al cinema – dopo aver diretto per il Teatro Biondo Lucio e Tre di coppie e, per il Teatro di Napoli, Assassina (in coproduzione col Biondo) e I poeti non cadono in piedi e dopo aver dedicato al drammaturgo siciliano il film documentario Gli uomini di questa città io non li conosco. Il suo sguardo critico è teso a cogliere e restituire quell’umanesimo e quella poesia dell’universo scaldatiano sempre più minacciati dalla crescente disumanizzazione contemporanea.
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