L’autore Silvio Perrella nelle sue note racconta: “Il purgatorio dei viventi è zampillato da me come un qualcosa di necessario, che evidentemente covavo da tempo senza essermene accorto.
Adesso che esiste come opera teatrale, diretta da Ettore Nigro e interpretata da Anna e Clara Bocchino; adesso che gli spettatori possono farne esperienza mi accorgo che si tratta di un testo che insegue la possibilità di stare al mondo con decenza.
Per farlo a noi umani non resta che accettare la nostra dimensione temporale, il nostro essere di passaggio, la necessità di una contrattazione in continuo movimento dei gesti civili e sentimentali.”
In scena, quattro colonne cave — non oggetti inanimati, ma strutture vive — respirano, mutano, si trasformano come organismi in continua metamorfosi.
Attraverso proiezioni e video mapping, lo spazio scenico si anima e si trasforma: si frantuma, si ricompone, disegna un tempo visibile, in un moto continuo di nascita e dissoluzione.
Nella metamorfosi ho cercato, racconta il regista, Ettore Nigro, un respiro comune, un sentimento di affratellamento; il testo lo suggerisce, lo invoca: che la vita non abbia bisogno di confini, di etichette, di fermi immagine, ma sia un continuo passaggio da te, a me, a noi.
In questo universo si muovono le gemelle, presenze speculari e differenti, due anime che si cercano e si confondono, due voci che diventano una sola.
Sono il segno dell’altro che ci abita, della possibilità di riconoscersi uguali pur restando distinti.
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