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ISOLINA
dal romanzo di Dacia Maraini
adattamento Silvia Ajelli
regia Luca Bargagna
con Silvia Ajelli
spazio scenico e luci Angelo Linzalata
produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale

Nel vasto universo femminile raccontato da Dacia Maraini nei suoi romanzi e racconti, il personaggio di Isolina è un profilo appena accennato, una figura sfuggente, ma allo stesso tempo un ritratto indimenticabile, ricostruito dalla scrittrice a partire da un tragico fatto di cronaca. A Verona, sulle rive del fiume Adige, nel gennaio del 1900 vengono scoperti i resti, tagliati a pezzi, di una giovane donna incinta, che le prime indagini portano a identificare come appartenenti a Isolina Canuti, di cui pochi giorni prima il padre ha denunciato la scomparsa.
Così Silvia Ajelli nelle sue note: «Di Isolina non ci sono ritratti e quello che resta di lei dopo la sua morte è un bigliettino della spesa trovato nella tasca della gonna in cui sono stati avvolti i suoi pezzi. Proprio a partire da questa assenza, seguendo l’indagine che la scrittrice conduce molti anni dopo il fatto, per ricostruire gli eventi e le figure che hanno preso parte al delitto e favorito il suo insabbiamento, nasce la necessità di costruire uno spettacolo che ci porti sulle tracce di Isolina e della sua tragica morte, per rispondere allo sgomento che il fatto in sé provoca e che genera il pensiero “anche a te sarebbe potuta andare così”».
La storia di Isolina Canuti è stata riscoperta grazie al romanzo di Dacia Maraini. Il caso di Isolina fu insabbiato, i testimoni intimiditi e non ci furono colpevoli alla fine del processo.
Il regista Luca Bargagna: «Isolina, allora, è una ragazza cancellata dalla storia ufficiale: smembrata nelle acque dell’Adige, ridotta in frammenti per nascondere la colpa di una divisa, viene sepolta dall’oblio di una giustizia che sceglie di non vedere. Per oltre un secolo, il suo nome è stato un sussurro di vergogna, il fantasma di una storia spezzata per proteggere l’onore di chi l’aveva distrutta.
Isolina è stata la vittima sacrificale di un sistema che, per salvare il proprio onore, ha smembrato non solo il suo corpo, ma anche la sua reputazione. Di nuovo e ancora il corpo di una donna è il centro di una orribile disputa. Quello di Isolina è un corpo sezionato, esaminato, e infine giudicato da una morale che non le appartiene. Ieri come oggi, il processo pubblico si sposta spesso dalla colpa dell’assassino alla moralità della vittima. Durante il processo, Isolina verrà descritta come una ragazza leggera, trasformando la vittima nell’imputata, per garantire l’onore di un gruppo di uomini protetti dal doppio codice di maschi e ufficiali di un’istituzione militare.
Lo smembramento del corpo di Isolina è l’estremo tentativo di annullarne l’identità. Portare in scena la storia di Isolina oggi è un atto di giustizia tardivo, ma necessario; restituire a Isolina la sua voce, la sua dignità e il suo posto nella nostra memoria collettiva. Significa anche riconoscere che quel filo rosso di violenza, che dall’Adige di fine ottocento arriva fino ai giorni nostri, non si è mai spezzato. Cambiano i tempi, cambiano i nomi ma la radice è la stessa: una cultura del possesso che non accetta la libertà delle donne.»

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