Dopo il grande successo ottenuto con Il vantone di Plauto nella traduzione di Pier Paolo Pasolini, proposto al Mercadante la passata stagione, Arturo Cirillo dirige e interpreta La purga di Georges Feydeau. Nelle sue note di regia spiega le ragioni della sua scelta: “George Feydeau appartiene a quegli autori di cui si pensa di conoscere tutto, autori che non potranno più sorprenderci. Ho l’impressione invece che il nostro abbia varie cose dentro al suo cilindro, e nella sua testa, e di conseguenza nel suo teatro. Intanto parlerei di una certa “pericolosità” presente nei suoi testi, dove mi sembra che sì è sempre al limite del non senso e della tragedia, dell’esplosione, del meccanismo esasperato e portato al parossismo. Mi sembra che la sua scrittura anticipi quel teatro dell’assurdo, come schematicamente è stato definito, dove l’impasse, il concetto che non riesce ad esprimersi, l’azione che non riesce a compiersi, l’incidente, diventano elemento sostanziale del farsi teatrale. […] La purga inizia con una lunga scena il cui centro sfugge continuamente, dove la conversazione devia ossessivamente, se di conversazione si può parlare e non invece di una sequela d’invettive intercalate da lamenti, sospiri e rimpianti; perché, inaspettatamente, i personaggi di questa commedia sono molto emotivi. Tutti tranne quella sorta di criminale in nuce che è il bambino Totò, chiamato anche Bebè….”
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