L’autore Franco Marcoaldi spiega: «Era da svariati decenni che la guerra, perenne stigma della specie umana, non interrogava e allarmava così nel profondo noi europei. Tanto da indurci a parlare ormai di vero e proprio ‘salto d’epoca’.
Nel giro di un solo lustro, prima l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, poi il genocidio dei palestinesi per mano dello Stato d’Israele e in mezzo le infinite scelleratezze belliche – dal Venezuela all’Iran – dello psicotico miliardario seduto alla Casa Bianca, hanno cambiato alla radice le nostre esistenze. Che da allora procedono su binari paralleli: l’angoscia impotente di fronte al caos omicida e suicida che dilaga su scala planetaria e per contro il legittimo quanto fragile tentativo di conservare un minimo di ordine nel proprio cosmo domestico. Ivi comprese tutte le piccole e reiterate ossessioni quotidiane.
Anche la protagonista di questo atto unico, Giulia, è stretta nella medesima tenaglia dagli esiti inquietanti. E proprio il suo carattere polemico e tormentato porta la sua scissione interiore al diapason.
Nessuno meglio di Anna Bonaiuto, mi sono subito detto, avrebbe potuto tenere insieme timbri e toni e colori diversi e contrapposti come quelli di un personaggio che oscilla di continuo tra il tragico e il grottesco, il malinconico e l’umorismo nero. Il mio desiderio è stato esaudito: sarà proprio Anna a vestire i panni di Giulia l’11 novembre 2026 al Teatro Mercadante di Napoli, data della prima.
Con gli altri compagni di viaggio di questa avventura – il regista Andrea Renzi e lo scenografo Lino Fiorito, il fisarmonicista Ivano Battiston e il light designer Cesare Accetta – abbiamo convenuto immediatamente su un punto: Giulia è il nostro specchio, una creatura che come tanti di noi cerca ancora, malgrado tutto, e con evidenti contraddizioni, di preservare un briciolo di umanità. E di pietas: verso il prossimo e verso se’ stessi. Per questo la protagonista del monologo La vasca coltiva una allucinata fantasia: dare vita a una improbabile ‘Enciclopedia dei Morti in Guerra’, che, grazie alle testimonianze scritte, possa finalmente offrire ideale e degna sepoltura a tutti i morti senza nome sparsi per il mondo. Come ci ricorda da mesi l’iniziativa ‘Non dimenticare un solo nome’, il Sudario itinerante in memoria delle migliaia di bambini trucidati a Gaza.
Solo che la fantasia di Giulia, se possibile, è ancora più ambiziosa. Riguarda tutti i morti di tutte le guerre, riprendendo l’idea per più di un verso analoga avanzata tanti anni fa dallo scrittore Danilo Kis nell’Enciclopedia dei morti. Quando ho scritto il mio monologo non ero ancora a conoscenza di quel libro, ma sono felice di averne inconsciamente ricalcato il titolo in virtù di una curiosa coincidenza astrale».
Note di regia
La politica è la guerra continuata con altri mezzi
Michel Foucault
Dobbiamo a Franco Marcoaldi la preziosa occasione di una avventura creativa che si misura in modo deciso con il contemporaneo.
Giulia, il personaggio protagonista di La Vasca, vive una giornata di ordinarie allucinazioni. Come tutti. In tutto simile a noi: guerra permanente, disastro ambientale, qualche cretino che ti telefona, un caro parente ammalato. Sappiamo che è stata una corrispondente di guerra e che ama nuotare la mattina presto. L’ acqua della sua piccola piscina da qualche giorno è torbida.
Coltiva da anni una sua personale ossessione: rintracciare i nomi dei morti in guerra e annotarli per restituirli all’umano, dargli simbolica sepoltura e riscattarne il tragico destino uno a uno. Strappandoli alla fredda enumerazione dei media. Come giornalista esperta risale meticolosamente alle fonti di quella cattiva notizia che è la morte di una persona. Come personaggio specchio di tutti noi, attraverso questa maniacale scrittura, dà forma alla sua storia individuale e unica di donna forte e autonoma. Per ragioni anagrafiche e professionali Giulia si è incrociata con la grande Storia, ed è stata a poco a poco infettata dall’allucinazione della realtà. Una leggera deformazione percettiva, come una luce abbagliante, fa tremare le sue coordinate razionali, incrina la sua abituale lucidità. Non so esattamente cosa voglio dire ma il suo quotidiano è come attraversato da una metafisica della luce. Le pareti del suo studio sono una chiara, quasi bianca, una scura, quasi nera. E il flaconcino di collirio che ha sempre con sé non è sufficiente a darle un po’ di pace. Solo la musica le fa da balsamo.
In questo periodo storico così buio anche il nostro reale avrebbe bisogno della forzatura allucinata dell’immaginazione per darsi una possibilità che vada oltre l’esistente. Lo credo ogni giorno di più.
Ma il teatro non è filosofia. Ora cominciano le prove. Capitanata da Anna Bonaiuto la squadra è pronta per cominciare il lavoro stringente e concreto della messa in scena.
Andrea Renzi
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