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LAMPEDUSA BEACH
di Lina Prosa
regia Alessandra Cutolo
con Cristina Parku e Moussan Yvonne N’dah
in video Ese Nosakhare, Fortune Smith, Muyi Oteki, Ifeoma David, Queen Avanhenhen, Gift Osayemore, Osariemen Omoruyi, Ese Asemota, Eki Monday, Faith Ohilebo
scene e costumi Fabio Sonnino
luci Carmine Pierri
video Caterina Biasiucci
direttore di scena Domenico Riso
datrice luci Desideria Angeloni
tecnico video Pietro Di Francesco
fonico Guido Marziale
sarta Annalisa Riviercio
foto di scena Ivan Nocera
si ringrazia Terme Stufe di Nerone

produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale

Lampedusa Beach scritto nel 2003 è il primo testo della Trilogia del Naufragio di cui fanno parte anche Lampedusa Snow, Lampedusa Way, più due appendici: Ritratto di Naufrago Numero Zero e La rotta del Marabut (dedicato all’infanzia).
La Trilogia in Italia è pubblicata da Editoria&Spettacolo.
Il testo è dedicato ad una attrice che sa andare in apnea.
Shauba, migrante africana, annega presso le coste dell’isola di Lampedusa.
È partita alla volta d’Europa sostenuta dal sogno dell’amata zia Mahama che vuole i figli dell’Africa liberi dal ricatto della bontà del capitalismo con cui un giorno si mangia ed un altro no. La carretta del mare perde l’equilibrio quando nello spazio intasato dalla presenza di settecento clandestini, il vecchio e il giovane scafista si contendono il corpo di Shauba causando il naufragio. Il mare è innocente.
Shauba ha con sé un paio di occhiali da sole, unico bagaglio da viaggio, donatole da Mahama, per avvistare più chiaramente la meta durante la traversata. Nella discesa agli abissi gli occhiali diventano l’unico appiglio, un improbabile salvagente, che le concede però un lento tempo di discesa.  Il tempo della discesa coincide con il tempo della scrittura. Si compie così un’odissea sott’acqua, fatta di memorie personali, di convivenza con i pesci, esperienze fisiche straordinarie, fino al fondo, spiaggia sottosopra, la “Lampedusa Beach” tanto sognata. Ma l’ultimo minuto di vita di Shauba è rivolto all’Occidente, alla necessità di una rivoluzione che lo porti ad invertire la rotta, a cercare asilo politico in Africa, salvarsi dal crollo dei valori di una società “confinata” che ha rinunciato al mito omerico dell’avventura.

Sinossi

C’è una voce che arriva dal fondo del mare e chiede di essere ascoltata.
È la voce di Shauba, giovane donna africana che annega presso le coste dell’isola di Lampedusa. Shauba è partita alla volta dell’Europa su un barcone carico di settecento profughi, per fuggire dal “continente nero” alla ricerca di un mondo migliore.
Ma la carretta del mare perde l’equilibrio quando, nello spazio intasato dalla presenza di centinaia di migranti, il vecchio e il giovane scafista si contendono il corpo di Shauba causando il naufragio. Il silenzio che lentamente scende sul luogo del disastro racconta la morte. E Shauba, inghiottita dal mare, racconta la sua esperienza: il sogno di una vita migliore, l’ingiustizia del mondo, ma anche il suo rapporto primordiale con l’acqua, con la sua identità mediterranea.
Con sé porta un paio di occhiali da sole, unico bagaglio da viaggio, donatole dalla zia Mahama, per avvistare più chiaramente la meta durante la traversata. Nella discesa agli abissi gli occhiali diventano un appiglio, un improbabile salvagente, che le concede però un lento tempo di discesa. Il tempo della discesa del corpo negli abissi coincide con il tempo della scrittura.
Si compie così un’odissea sott’acqua, fatta di memorie personali, di convivenza con i pesci, esperienze fisiche straordinarie, fino al fondo: spiaggia sottosopra, la “Lampedusa Beach” tanto sognata. Ma l’ultimo minuto di vita di Shauba è rivolto all’Occidente, alla necessità di una rivoluzione che lo porti ad invertire la rotta, a cercare asilo politico in Africa, a salvarsi dal crollo dei valori di una società “confinata” che ha rinunciato al mito omerico dell’avventura.

Lina Prosa

Lina Prosa è una delle voci più originali e radicali del teatro contemporaneo italiano ed europeo. Nata a Palermo, ha sviluppato la sua formazione tra studi letterari, pratiche performative e un’intensa attività laboratoriale con attori e attrici, soprattutto attraverso il Teatro Studio Attrici, da lei fondato. La sua poetica, sospesa tra visione, rito e politica, si concentra sul corpo come luogo di verità e sul linguaggio come spazio di resistenza.
Fin dagli esordi, Prosa ha mostrato una costante attenzione per la dimensione tragica del reale, rielaborata attraverso un immaginario poetico che attinge sia ai miti antichi sia alle fratture del presente. Il suo teatro interroga ciò che resta dell’umano nei territori di confine: il corpo migrante, il corpo femminile, il corpo ferito dalla storia. Non a caso, la sua scrittura è stata accolta e studiata in contesti internazionali, tra cui la Comédie-Française, che ha prodotto e messo in repertorio più volte i suoi testi, contribuendo a farne una delle autrici italiane più rappresentate all’estero.
Il suo lavoro non si limita alla drammaturgia, ma comprende anche regia, formazione, progetti di ricerca culturale e collaborazioni con istituzioni europee impegnate nella promozione di nuove scritture.
Prosa sottolinea l’importanza del teatro come strumento di ascolto del mondo, capace di trasformare un fatto sociale in visione, una ferita collettiva in parola scenica.
La Trilogia del naufragio (Lampedusa Beach, Lampedusa Snow, Lampedusa Way) ha imposto definitivamente il suo nome a livello internazionale. Il primo capitolo della trilogia, Lampedusa Beach, scritto nei primi anni Duemila, è un monologo visionario in cui la protagonista Shauba racconta il proprio naufragio mentre affonda. Il mare diventa spazio tragico e politico, la parola si fa corpo e respiro, la scena un abisso che parla. L’opera, tradotta e rappresentata in numerosi paesi, è oggi considerata uno dei testi fondamentali del teatro europeo sulle migrazioni.
Con Lampedusa Beach, Lina Prosa ha restituito al teatro la sua vocazione più antica: essere testimonianza poetica del mondo e delle sue ombre.

Alessandra Cutolo

Alessandra Cutolo è una regista teatrale italiana attiva nel panorama contemporaneo, riconosciuta per una poetica che intreccia rigore visivo, centralità dell’attore e una lettura sensibile dei testi, dai classici alla nuova drammaturgia. La sua formazione avviene nei teatri e nei laboratori italiani più vivi, dove sviluppa un metodo basato sull’ascolto, sulla precisione del gesto e su un’immagine scenica essenziale ma potentemente evocativa.
Firma regie di spettacoli che mettono in dialogo parola e movimento. Collabora con compagnie e centri di produzione che ne sostengono la ricerca. Il suo lavoro testimonia l’impegno costante nella formazione attoriale, nella drammaturgia del corpo e nella costruzione di atmosfere sceniche riconoscibili. Riceve riconoscimenti in diversi contesti nazionali dedicati alla regia emergente e alla nuova scena italiana, consolidando una presenza artistica sempre più rilevante. La sua attività recente si concentra sulla relazione fra attore e spazio e sull’elaborazione di linguaggi scenici che interrogano il presente attraverso figure liminali e paesaggi emotivi sospesi. Il percorso culmina oggi nella regia di Lampedusa Beach, spettacolo prodotto dal Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, che rappresenta una tappa significativa della sua maturità artistica e un incontro profondo con una delle drammaturgie più potenti del nostro tempo.
Sempre in collaborazione con il Teatro di Napoli, Cutolo sviluppa il I Sud, progetto che coinvolge donne migranti e professioniste e professionisti della scena nella rielaborazione di testi di repertorio classico e contemporaneo.

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