L’isola di Juan Carlos Rubìo mette in scena Laura e Ada, coppia da tempo insieme, alle prese con una maternità conquistata con fatica e segnata da un evento traumatico. In una sala d’attesa d’ospedale, mentre aspettano notizie sul figlio, le due donne sono costrette a parlare: il tempo sospeso dell’attesa diventa un confronto senza sconti sul loro amore, sulle responsabilità, sulla paura e sul dolore.
Il testo attraversa i temi della maternità e del limite, interrogando il nostro rapporto con la sofferenza e con ciò che non si può controllare. Rubìo invita inoltre a tenere la scrittura “aperta” al lavoro in prova, secondo una pratica vicina al teatro post-drammatico (Hans-Thies Lehmann): la parola si mescola all’esperienza, e realtà e finzione si rispecchiano in un continuo slittamento.
In questo duello intimo affiorano echi tragici: due figure femminili attraversate da desiderio, colpa e amore, capaci di dare la vita e di confrontarsi con la sua possibile perdita.
In scena, Cristina Donadio e Bianca Nappi danno corpo a Ada e Laura, facendo emergere anche la dimensione meta-teatrale prevista dall’autore: una drammaturgia che può accogliere materiali nati in prova e risuonare con l’esperienza delle interpreti.
La scena, firmata da Luigi Ferrigno, è una sala d’attesa astratta dominata da una grande finestra, protagonista invisibile del dramma. Le luci nette e “tagliate” di Cesare Accetta, delimiteranno il luogo-non luogo sospeso. La colonna sonora, a cura di Marcello Cotugno, attraversa voci e compositrici contemporanee: da Laurel Halo a FKA Twigs, da Patti Smith e Laurie Anderson a Daniela Pes.
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