I PERSIANI
di Eschilo
regia Àlex Ollé
traduzione Walter Lapini
con Anna Bonaiuto (Atossa), Giuseppe Sartori (Messaggero), Alessio Boni (Spettro di Dario), Massimo Nicolini (Serse), Marco Maria Casazza (Capo coro)
coro Francesco Biscione, Fabrizio Bordignon, Nicola Bortolotti, Rosario Campisi, Antonello Cossia, Michele Cipriani, Francesco Migliaccio, Giovanni Nardoni, Stefano Quatrosi, Roberto Trifirò, Elena Polic Greco, Simonetta Cartia
scena Alfons Flores assistente Sarah Bernardy
costumi Lluc Castells assistente Aleix Garcia Valle
musiche Josep Sanou
disegno luci Marco Filibeck
video Joan Rodon
assistente alla regia Simo Ramon Vines
produzione Inda – Istituto Nazionale del Dramma Antico
Dopo l’esordio al Teatro Greco di Siracusa, il regista spagnolo Àlex Ollé porta a Pompei la tragedia di Eschilo I Persiani, che narra la sconfitta dei Persiani a Salamina e il dolore di un popolo travolto dalla guerra. A Susa, capitale dell’Impero persiano, i vecchi dignitari vivono nell’angoscia: Serse, il gran re, è partito da tempo a capo di una massiccia spedizione contro Atene e ancora non fa ritorno. L’ansia diventa paura quando Atossa, madre di Serse, racconta un sogno inquietante: il figlio cade a terra, sconfitto, per mano di una puledra greca. Presto, il terrore si trasforma in realtà. Uno dei pochi superstiti giunge a Susa: la flotta persiana è stata accerchiata e annientata a Salamina. Atossa e il Coro evocano dall’Ade l’anima del defunto re Dario, padre di Serse. Infine, il re stesso torna: umiliato, con le vesti strappate, intona un lamento funebre per i giovani Persiani caduti, immerso in dolore e vergogna. Nelle sue note Ollé racconta che mettere in scena oggi I Persiani vuol dire far vivere un testo antico che parla ancora al nostro presente: guerre, politica, potere e dolore collettivo. Non vogliamo cambiare il senso del dramma, ma avvicinarlo allo sguardo del pubblico di oggi. I Persiani racconta lo smarrimento di un popolo e dei suoi governanti di fronte a una sconfitta brutale e inaspettata. È la tragedia di chi deve fare i conti con il presente e immaginare una sopravvivenza futura dopo aver commesso l’errore fatale di credersi invincibile. Il cuore della nostra lettura è l’illusione della perpetuità del potere. In Atossa e in Serse emerge il desiderio di prolungare l’egemonia costruita da Dario, garantire continuità dinastica e mantenere un dominio che sembra immutabile. Eschilo è stato spesso lodato per la sua empatia, e la sua tragedia è stata interpretata come un atto di grande umanità nel mostrare solidarietà con il dolore dei vinti. Senza negare la solidarietà verso il dolore persiano, I Persiani diventa anche un atto politico: la democrazia greca si contrappone alla dittatura persiana, mostrando la propria superiorità persino nel momento della sconfitta.









