Dalle note di regia di Arturo Cirillo – “Scende giù per Toledo” è un romanzo breve, lo lessi per la prima volta molti anni fa, come un piccolo cult della letteratura napoletana, e da allora è rimasto nella mia memoria.
Scende giù per Toledo è una travolgente invenzione letteraria, scritta da Giuseppe Patroni Griffi nel 1975, la storia di un travestito napoletano, emblema della stravaganza e fragilità di una città e dei suoi mutanti abitanti. “Scende giù per Toledo e va di fretta Rosalinda Sprint, è in ritardo col sarto e deve andare da Marlene Dietrich. Fra mezz’ora e quella non aspetta. Colpa della Camomilla Schulz….” Così inizia la storia di Rosalinda Sprint, emblema della stravaganza e fragilità di una città e dei suoi mutanti abitanti. In una scrittura che Natalia Ginzburg ha definito dello stile della “natura dell’acqua, uno stile nuotato che consente di spendersi nei confronti di un personaggio, ora con ironia e ora con pietà, spostandosi a nuoto e leggermente tra l’uno e l’altro”. Tra straniamento ed immedesimazione si disegna la figura di Rosalinda Sprint, ” una figura maldestramente ritagliata nella carta, le forbici si sono mangiate parte del bordo intorno intorno, n’è scappata fuori una silhouette in scala ridotta” come dice l’autore. Una scrittura quella di Patroni Griffi tutta musicale, fisica, continuamente mobile tra la prima e la terza persona. Un flusso di parole che diventano carne, e spesso danza. Un tango disperato, un folleggiare sul baratro, un urlare per non morire. Sorella immaginaria, e precorritrice della Jennifer di Ruccello e di molti personaggi di Moscato, la Sprint attraversa gli umori, i suoni della città di Napoli, qui più che mai diventata luogo metafisico, invenzione di un posto che non c’è.
Giuseppe Patroni Griffi
Giuseppe Patroni Griffi nasce a Napoli, all’inizio degli anni Venti, da una famiglia di origini aristocratiche; vive l’infanzia e la giovinezza nella sua città natale tra il fermento culturale del dopoguerra, che lo avvicinò fin da giovane alla scrittura, al teatro e alle arti in generale. Collabora giovanissimo alla rivista «Sud» e, in seguito, sviluppa uno stile narrativo profondo e libero, capace di coniugare introspezione emotiva e critica sociale.
È scrittore, drammaturgo, sceneggiatore, regista teatrale e cinematografico, oltre che direttore artistico di importanti istituzioni culturali, come il Piccolo Eliseo e il Teatro Eliseo di Roma. Nel teatro raggiunge la notorietà con opere come D’amore si muore (1958) e Anima nera (1960); nel cinema lavora insieme a grandi registi italiani quali Francesco Rosi, Valerio Zurlini e Luchino Visconti e dirige Metti, una sera a cena (1969), Addio fratello crudele (1971) e Identikit (1974).
Trova un personale spazio anche nella narrativa: pubblica racconti e romanzi che esplorano con coraggio temi umani complessi, spesso i margini della società, amori problematici, identità in trasformazione e dure contraddizioni sociali.
Una delle opere che meglio rappresenta questa sensibilità è Scende giù per Toledo, pubblicato per la prima volta nel 1975. È un romanzo breve che ottiene un’attenzione duratura nel panorama letterario italiano per il suo stile incisivo e per la rappresentazione intensa dei personaggi e dell’ambiente. La storia ruota attorno a Rosalinda Sprint, un femminiello napoletano che vive nei vicoli di Montecalvario e percorre la vibrante via Toledo di Napoli nei primi anni Settanta. Rosalinda, abbandonata dalla famiglia e costretta alla prostituzione per sopravvivere, incarna la struggente ricerca di amore e dignità in una città tanto affascinante quanto spietata: l’unica forza che la sostiene è la speranza in un amore promesso, quello di un soldato inglese che anni prima si era dichiarato innamorato di lei e che lei crede tornerà per salvarla.
Il romanzo è popolato da una galleria di figure eccentriche e poeticamente nominate — come Marlene Dietrich, Maria Callas, Camomilla Schultz — che, pur essendo ai margini, vivono con un’energia vitale estrema, delineando un mondo dove la tragedia esistenziale e l’ironia si fondono nel racconto.
Scende giù per Toledo è considerato un testo di riferimento della letteratura italiana del Novecento per il modo in cui fa emergere la sensibilità di soggetti sociali spesso stigmatizzati, mettendo in evidenza la dignità umana anche nella sofferenza.
La pièce è molto rappresentata in teatro: sono stati, infatti, realizzati diversi adattamenti scenici del romanzo, da monologhi a spettacoli che ne reinterpretano poeticamente la trama e il linguaggio. Giuseppe Patroni Griffi lascia così un’eredità culturale variegata, che attraversa teatro, cinema, narrativa e radio e che testimonia la sua capacità di indagare i moti profondi dell’esperienza umana con uno sguardo sempre anticonformista.
Estratti rassegna stampa
«La protagonista Rosalinda è portatrice di una umanità dolente in cerca di un riscatto irraggiungibile».
(Silvia Baldini, «Corriere Adriatico», 07/06/2014)
«[…] Per Cirillo Rosalinda Sprint è “il termometro emotivo di una polis”, “un personaggio puro che attraversa un mondo atroce, dove i rapporti con gli uomini sono terribili […]” […] Cirillo parla di un testo “più pornografico che volgare, ma nel senso di scrittura barocca, iperbolica. È un po’ un’esasperazione».
(Raimondo Montesi, «il Resto del Carlino», 07/06/2014)
«[…] Con lei – conclude Cirillo – Patroni Griffi dà per la prima volta diritto di cittadinanza, e molto prima di Ruccello, al personaggio del travestito nella letteratura napoletana; una figura emblematica che può essere metafora della città per le sue contraddizioni e gli abusi di cui è vittima».
(Luciano Giannini, «Il Mattino Napoli, 15/06/2014)
«Rosalinda Sprint così come la interpreta e la fa sua Arturo Cirillo meriterebbe di entrare negli annali del teatro. E chi pensa che la triste storia di un travestito napoletano non lo riguardi, corra a vedere questo spettacolo che modula eccessi e struggimenti, violenza e bellezza, con emozione non scontata».
(Sara Chiappori, «la Repubblica Milano», 19/12/2014)
«[…] Arturo Cirillo lo racconta (racconta la storia di Rosalinda Sprint) con mirabile senso dell’umorismo, con eleganza, con accenti vera spavalderia e di vero strazio. Anche vederlo è un piacere […]».
(Franco Cordelli, «Corriere Della Sera», 26/04/2018)

















