Un progetto del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale e del Parco Archeologico di Pompei dal 18 giugno al 12 luglio 2026 al Teatro Grande di Pompei.
Il Teatro di Napoli-Teatro Nazionale diretto da Roberto Andò e il Parco Archeologico di Pompei diretto da Gabriel Zuchtriegel presentano la nuova, nona edizione della rassegna POMPEII THEATRUM MUNDI, realizzata con il sostegno del Ministero della Cultura, del Comune di Napoli, della Regione Campania, della Città Metropolitana di Napoli.





Roberto Andò
Direttore
Teatro di Napoli – Teatro Nazionale
Il Festival Pompeii Theatrum Mundi che ogni anno il Teatro Nazionale di Napoli realizza in collaborazione con il Parco Archeologico è una preziosa occasione di confronto tra i classici della cultura greca e i grandi temi della contemporaneità.
Un maestro della scena come Theodoros Terzopoulos sceglie ancora una volta Le Baccanti e dichiara che il viaggio di Dioniso segue lo stesso destino dell’arte del teatro, “un viaggio infinito percorso da persone in fuga”. Per il regista greco Dioniso rappresenta infatti l’archetipo del rifugiato che, partito da Tmolos tremila anni fa, ha attraversato il Medio Oriente in guerra per approdare infine sulle coste di Creta o di Lampedusa. Ma è anche il medium per un viaggio nel paesaggio intricato della memoria, “una ricerca delle chiavi perdute dell’unità fra il corpo e il linguaggio”, come diceva molto bene Heiner Müller.
Alex Ollè dirige la tragedia I Persiani e dice che metterla in scena oggi significa parlare al nostro presente di “guerre, politica, potere e dolore collettivo”. Il regista catalano sembra voler mostrare attraverso la sua rilettura del testo di Eschilo come i popoli perdenti diventino esemplari nell’assumere con dignità il peso della sconfitta e insieme l’errore fatale del potere di pensarsi sempre invincibile.
Filippo Dini dedica la sua lettura di Alcesti di Euripide al “percorso della donna nella Storia”, alla sua capacità “di tornare indietro dall’orrore” per affrontare finalmente “l’oggetto del suo infinito amore”.
Come vedete sono tematiche di cui oggi sentiamo in pieno la risonanza ma su cui la drammaturgia dei grandi scrittori classici rifletteva già nel V secolo.
Il quarto spettacolo di questa nona edizione di Pompei Theatrum Mundi che si svolgerà dal 18 giugno al 12 luglio sarà L.A.V.A. di Emio Greco, Pieter C. Scholten e Roberto Zappalà, una coproduzione internazionale che vede la collaborazione di grandi voci della coreografia mondiale per un progetto che adopera la metafora della lava come magma potente in cui si addensano, attraverso il sussulto della terra (o nella danza, il movimento dei corpi) tensioni e fratture che affiorano in modo imprevedibile e stratificato.
In un annus horribilis come quello che stiamo vivendo, in cui si espande l’orrore della guerra e il potere mostra il volto osceno di tiranni disposti a sacrificare migliaia di vittime umane per realizzare assurdi disegni di dominio, tornare a sedere sulle pietre di Pompei per ritrovare storie antiche in modo nuovo, significa ancora una volta delegare all’arte del teatro un mandato essenziale: circoscrivere uno spazio e un tempo in cui restare umani.

Luciano Cannito
Presidente
Teatro di Napoli – Teatro Nazionale
Pompeii Theatrum Mundi non è soltanto un festival. È un incontro. È un ritorno alla fonte. È la gioia di riportare il teatro dove il teatro è nato.
Come Presidente del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale sento ogni anno un’emozione speciale nel vedere il sipario ideale alzarsi al Teatro Grande di Pompei. In questo luogo straordinario, dentro il sito archeologico più famoso del mondo, il teatro non è un’ambientazione: è una vocazione che si riaccende.
Aver costruito una stagione regolare a Pompei sotto la guida dello Stabile di Napoli è un fatto storico. Significa restituire continuità a uno spazio millenario, farlo tornare a essere vivo, attraversato da artisti, spettatori, lingue e visioni. Significa mettere in dialogo la memoria e il presente, senza retorica ma con passione e responsabilità.
Questa esperienza si inserisce in una visione più ampia: immaginare due grandi poli internazionali della stagione italiana nei teatri antichi, in particolare in una sorta di gemellaggio culturale con il Teatro Greco di Siracusa. Due luoghi simbolo del Mediterraneo che, attraverso il teatro contemporaneo, parlano al mondo e rafforzano il ruolo dell’Italia come casa naturale della cultura classica che continua a reinventarsi.
Tutto questo è possibile anche grazie alla collaborazione preziosa e intelligente con il Parco Archeologico di Pompei e con il suo Direttore, Gabriel Zuchtriegel, con cui si è creato un dialogo fondato su fiducia, visione comune e rispetto reciproco tra tutela e creazione.
Il mio grazie va ai soci fondatori del Teatro Nazionale di Napoli, Regione Campania, Comune di Napoli e Città Metropolitana e al Ministero della Cultura, che sostengono con convinzione questo progetto. Ringrazio in particolare il Presidente della Regione Roberto Fico, l’Assessore alla Cultura della Regione Ninni Cutaia, il Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, per il sostegno e l’attenzione costante verso un progetto che rappresenta un vero fiore all’occhiello per il territorio e per il Paese.
Le ultime edizioni hanno dimostrato quanto questo festival sia amato dal pubblico e riconosciuto dagli artisti. Per questo il nostro desiderio è continuare a crescere con più spettacoli, più giorni di programmazione, più occasioni di incontro.
Pompeii Theatrum Mundi è prestigio, certo. Ma è soprattutto energia condivisa. È comunità. È futuro che nasce dalla bellezza antica.
Ed è un privilegio, ogni anno, poterlo vivere insieme.








