un progetto di Casa del Contemporaneo e Teatro di Napoli – Teatro Nazionale
direzione artistica Pier Lorenzo Pisano
direzione organizzativa Clarissa Curti e Napoleone Zavatto
con il patrocinio di Comune di Castellammare di Stabia e Fondazione Eduardo De Filippo
25 giugno – 5 luglio 2026
La scrittura teatrale è fortemente collegata ai luoghi. Si scrive perché le parole e le azioni prendano corpo in uno spazio concreto. E così come la loro destinazione finale, il teatro, anche il luogo d’origine di questi simboli ha la sua importanza. Trovare una casa dove farli scorrere liberamente, incastrarli in tutte le forme possibili, pensare e ripensare, prima di lasciarli andare in scena, è una grande occasione e una vera necessità per chi scrive. Queequeg è un luogo di creazione dove condividere le nostre parole insieme a un gruppo di persone che si occupano di questo: scegliere l’ordine e la sequenza migliore di simboli capaci di creare immagini ed emozione in chi li ascolta.
Pier Lorenzo Pisano
Perché questo nome? Queequeg è uno dei personaggi di Moby-Dick di Herman Melville e dentro il suo nome si concentra un immaginario che per noi è decisivo.
Scegliere Queequeg significa scegliere una figura di soglia. Un corpo segnato, rituale, istintivo. Qualcuno che porta con sé un’altra grammatica del mondo, un altro modo di abitare il viaggio, la paura, il destino. Non il protagonista più visibile, ma una presenza che determina la narrazione.
Chiamarsi Queequeg significa allora assumere l’ambivalenza come principio di scrittura: fare della scena un dispositivo di attraversamento. Non una spiegazione, ma una deriva precisa, ostinata, necessaria. Perché nella sua ombra continua a muoversi un’immagine che non smette di chiamarci: quella di qualcosa costruito per la morte che, contro ogni logica, diventa salvezza. Teatro.
In Queequeg il corpo è già testo. I tatuaggi non sono ornamento, sono tracce, mappe, presagi, una lingua che precede la parola e la eccede. Come il mare, parlano per profondità, per stratificazione, per mistero. Pensare Queequeg come corpo-testo significa immaginare la scrittura come gesto incarnato. Una pratica che imprime, espone, trasforma. La pagina, allora, non è una superficie neutra, ma una pelle ulteriore. Per questo Queequeg.
Clarissa Curti
Napoleone Zavatto
Ogni tanto, rimestando tra vecchie carte, vengono fuori foto, cartoline, lettere, scritti, note, vecchi articoli. Ieri mi è rimbalzato alla vista uno scritto di Marco Rossi Doria apparso nel ’94 sulla rivista Zazà, due pagine che avevo accuratamente riposto. E mi è parsa una di quelle cose che fanno pensare ad un segno del destino!
È un ricordo di Annibale nelle nostre vite. Parla della casa comune che abbiamo abitato da giovani ribelli, avvicendandoci e incrociandoci e cita una sorta di nenia che lui aveva concepito su di noi: “Claudio e Filiberto i fondatori, esce Filiberto ed entra Marco, vengono Igina e Annamaria, Claudio si sposa ed entra Giovanna, esce Claudio entra Floretta, esce Igina ed entra Alba, nasce Daniele, esce Alba ed entro io”. La ripeteva come una cantilena e diceva che gli arabi, nelle oasi, mandano a memoria per generazioni la linearità di padre e madre.
Eccoci dunque trasformati in una famiglia contemporanea, un gruppo di amici inventano e costruiscono legami, condividono ed ereditano spazio, intimità, tempo, pensieri, desideri. E, come dice ancora Marco: “Annibale amò la parola, la prendeva dal mondo e la puliva“. Lui era il nostro drammaturgo.
Nella mia vita ci è entrato in modo molto importante. Abbiamo condiviso debutti, emozioni e progetti fino agli ultimi attimi della sua vita, avvenne all’improvviso lo schianto come un uragano ci sommerse e spazzò via la sua vita e la nostra allegria.
E veniamo al segno del destino. Pensando a quale luogo fosse più consono come sede della residenza di drammaturgia dedicata a Ruccello, dopo tanto pensare, parlare e cercare, l’attenzione è caduta su Montechiaro: luogo magico che riporta allo stesso gruppo di persone e a quegli anni. È un luogo prossimo agli angoli della costiera che Annibale amava e frequentava, tutti a un tiro di schioppo dalla sua Castellammare, che orgogliosamente era anche quella di Viviani e di cui noi tutti rispettavamo la sacralità, oltre a vantare, nei suoi cantieri navali, una classe operaia tosta e combattiva. Tutto torna!
Annibale se n’è andato troppo presto. Ci ha lasciato non moltissimi testi, ma tutti ancora oggi molto rappresentati, alcuni tradotti in altre lingue. È stato un drammaturgo tra quelli che si possono definire rivoluzionari: insieme a Enzo Moscato ha rovesciato la parola “educata” di Eduardo e, soprattutto, ha dato visibilità a un’umanità cosiddetta “invisibile”. Due straordinari poeti e drammaturghi che abbiamo avuto l’onore di conoscere frequentare e amare.
E allora, cosa altro immaginare se non una residenza di drammaturgia? Queequeg nasce anche da questo bisogno: dedicare un luogo, un tempo e un fiore ad Annibale Ruccello. Fare della scrittura una casa provvisoria e necessaria, dove nuove voci possano incontrarsi, ereditare una memoria viva e trasformarla in futuro.
Igina di Napoli








